Togliamo dalla sala dell’assemblea, la bibbia, la candela, i fiori e disponiamo le sedie lungo i muri. Con l’aiuto di un animatore, nello spazio libero, prendiamo posto, chiudiamo gli occhi per ascoltare il silenzio, sentire il peso del nostro corpo sui nostri piedi, prendiamo coscienza del nostro respiro, ecc…
Ogn’uno può inseguito essere invitato a camminare lentamente nella stanza, incrociando gli altri, gurdandoli negli occhi (i sorrisi sono permessi), salutandoli, eventualmente abracciandoli...
Molti non sono abituati a questo tipo di dimostrazioni in pubbblico. Ma l’esperienza mostra che conversare spiritualmente è possibile anche attraverso uno scambio di sguardo. Si finisce con il discernere che astenersi da certi gesti per eccessivo pudore può impedire allo spirito di toccare i nostri cuori. Altri gesti invece possono essere vissuti come intrusivi e nocivi.
E, in modo soprendete si scopre ciò a cui Ignazio ha voluto probabilmente sensibilizzarci proponendo ciò che chiama negli Esercizi « l’applicazione dei sensi» : gustare, fin nei nostri corpi, il dono di Dio.

